Flavio ha seri problemi in grammatica. Se siete competenti correggete gli articoli senza problemi e inviateli via e-mail. Flavio ringrazia anticipatamente chiunque lo possa aiutare in questo modo ad esprimere al meglio le sue idee.

SI RINGRAZIA ELISA PER LE CORREZIONI

Bar Mario

Volevo fare gli auguri di buon natale ad un collega: Mario Giordano, già autore di Studio Aperto ed ora affermato direttore de Il Giornale.

Scrivo "collega" perché i suoi editoriali più che pezzi giornalistici sembrano post presi dal blog di un quindicenne (o dal mio); mancano solo emoticons, strabilianti abbreviazioni e interminabili puntini di sospensione. Ho persino deciso di citarlo nella mia letterina a babbo natale.

Caro babbo natale,

Porta a Giordano (Mario e non Bruno, che è morto abbrustolito tanto tempo fa) tutto il necessario per poter parlare la lingua dei giovani, a cui tanto aspira. Portagli anche una voce virile e un cervello pensante. Anzi lascia stare, babbo caro, questi ultimi due desideri; capisco che non puoi esaudire l'impossibile, l'ho scritto comunque come buon proposito come quando ti chiedevo la fine delle guerre e della povertà.

20 dicembre 2007


Largo alle fac-totum

Sono sempre stato scettico verso le cossidette quote rosa, anche perchè nel nostro parlamento siedono pure diversi travestiti (Luxuria e Rosy Bindi ad esempio) e definire tali quote diventava un'impresa piuttosto complicata.

Ma ho cambiato idea: via tutti gli uomini dal parlamento e largo alle donne.

Perchè ho cambiato idea? Perchè Frau Angela Merkel si è dimostrata la migliore politica europea (vedete, è così poco usato che neanche so se esiste il femminile di politico). Molto diversa dai nostri politici che di Frau conoscono solo le poltrone a cui sono particolarmente affezionati.

La cancelliera Merkel (quella che assomiglia un pochino a Jessica Fletcher) è stata infatti l'unica a ricevere il Dalai Lama ufficialmente, e non in un'osteria, all'areoporto o in palestra come hanno tentato di fare da noi per salvaguardare importanti (ed eticamente insuperabili) rapporti economici e commerciali.

Inoltre Angela è stata l'unica, con altri tre capi di stato europei, a condannare severamente e frontalmente Robert Mugabe, lo spregiudicato dittatore dello Zimbabwe, ricevuto a Lisbona.

E allora se la quantità di testosterone è proporzionalmente inversa alla coscienza etica, largo alla Merkel e a chi ha tette, pardon tatto.

17 dicembre 2007

 

Scuola pubblica 1 - Scuola privata 0

 

L'Europa ha parlato chiaro in questi ultimi giorni: siamo il paese che inquina di più, quello con più pubblicità e che maggiormente mette a rischio la libertà di stampa.

Tutti questi sono fatti gravissimi però una piacevole notizia arriva dall' Unione Europea e dall'OCSE: in Italia le scuole private sono, e di molto, peggiori di quelle pubbliche. Anzi le scuole private italiane sono definite tra le PEGGIORI AL MONDO (scusate lo stampatello maiuscolo ma a malapena trattengo la gioia, in un discorso forse urlerei).

Bingo. E soprattutto in culo a Berlusconi (e in parte all'attuale ministro Fioroni) che hanno tentato di affossarla.

Ma come si fa a non capire quanto sia importante una scuola pubblica, esclusivamente pubblica, efficiente.

In primis permette a coloro che sono bravi e geniali di dare il proprio contributo allo sviluppo dell'Italia; vorrei , a proposito, ricordare che dai noti figli di papà con istruzioni private sono venute solo disgrazie (vedi Gianni Agnelli, Rutelli e Berlusconi; e pensandoci chissà come sarebbe cresciuto Berlusconi se fosse andato ad una scuola pubblica, magari non sarebbe così egoista e non avrebbe mai corrotto nessuno o stretto rapporti con la mafia).

Ma soprattutto le scuole private sono rimaste l'ultima spiaggia per garantire stabilità e mobilità sociale a un paese che non fa nulla per evitare l'allargamento del divario tra ricchi e poveri. Senza la scuola pubblica torneremmo, seppure non formalmente, alle caste nobiliari settecentesche, ben peggiori di quelle politiche.

E così a scuola il ricco della classe invita tutti i compagni a fare una bagno in piscina da lui o aiuta con qualche vestito il suo vicino di banco che magari ne ha pochi. Ma soprattutto siccome vale sempre il detto Amor omnia vicit, anche le differenze reddituali, è solo conoscendosi sui banchi di scuola che il figlio del metalmeccanico si può innamorare e sposare magari con la figlia dell'industriale che da lavoro al papà.

Buone notizie dall'Europa, finalmente buone notizie. Per ora è in netto vantaggio la scuola pubblica ma è solo il primo tempo speriamo di andare in rete anche nel secondo.

12 dicembre 2007


Sono stati Amanda, Alberto e Annamaria ma ora basta giocare a "Cluedo"


In fondo è solo un gioco di società. Nel senso che è solo uno svago della nostra società, che negli anni si è cimentata in tanti giochi: "Risiko" ai tempi della colonizzazione del Corno d'Africa, "Hotel" nel periodo delle speculazioni edilizie degli anni sessanta e settanta,"l'Allegro Chirurgo" durante gli scandali degli ospedali calabresi e "Twister"durante tangentopoli, con politici che cambiavano colore di partito districandosi in modi scomodi ed ingegnosi.

Ed eccoci ai giorni nostri: il gioco preferito è sicuramente "Cluedo".
Chi avrà ucciso Mr.Black? (o Meredith o Chiara o Samuele?)
Miss Scarlett tuoneranno alcuni, Amanda diranno altri, il colonnello Mustard affermeranno altri ancora. Avranno usato il pugnale, la corda o la chiave inglese?
"La chiave inglese! Meredith è di Londra è ovvio che hanno usato una chiave inglese". Penseranno i più ingenui.
C'è solo una regola di Cluedo, importantissima, che sembra sfuggire ai più: quando si formula un'accusa e questa è tragicamente errata si esce dal g
ioco. Ci siamo forse dimenticati di applicarla? oppure abbiamo solo paura

di essere squalificati un po' tutti?

27 novembre 2007

Le altre stragi del sabato sera

La tv dovrebbe avere un po' più rispetto per gli spettatori del sabato sera; per coloro che per motivi, spesso tristi, non possono passare il week end fuori casa, magari a suon di happy hour nei bar più in della città.

Voglio dire, chi passa il sabato sera a casa? Anziani, divorziati, persone ammalate e povere, single; potremmo considerare il sabato sera a casa una sorta di minimo comun denominatore dei più sfortunati.

E' per questo che la tv dovrebbe venire in aiuto proponendo qualcosa di leggero ma affascinante, qualche programma culturalmente stuzzicante o semplicemente un bel film.

E invece al sabato sera sono relegati programmi che, per ovvi motivi, non trovano spazio durante il palinsesto settimanale. Per esempio alcuni vecchi telefilm dalle trame inconsistenti oppure varietà noiosi e pieni di tempi vuoti come "il treno dei desideri". E ancora, parlando di week end, come non nominare la De Filippi e il secolare "C'è posta per te"?

A "C'è posta per te" persone ancora più affrante degli sfortunati rimasti a casa il sabato sera si ritrovano e si sfogano in interminabili pianti davanti allo sguardo compiaciuto di Maria

Mi pare che si debba pensare ai più bisognosi a partire dalle piccole (a volte molto piccole) cose.

L'ultimo Kebab

Ieri è finito Kebab for breakfast, il telefilm trasmesso da MTV che mi ha fatto ricredere, dopo il mediocre Squadra speciale cobra 11, sulle serie televisive tedesche. Mi sento quasi in dovere di scrivere qualcosa sul sofferto epilogo, visto che le avventure di Lena, Doris e Cem erano diventate una piacevole consuetudine, un po' come il formaggio grattugiato sulla pasta o lo spazzolino elettrico, a cui è tremendamente difficile disabituarsi.

Soprattutto è una delle prime serie con un finale del tutto inaspettato: altri telefilm sono terminati con sorprese, piccole novità o spiacevoli verità ma nessuno era mai andato così apertamente contro le aspettative del pubblico. In pratica gran parte del telefilm era incentrato sulla storia d'amore tra i due protagonisti, lui amava lei ma lei non ricambiava, poi i ruoli si scambiavano ed era lui a non volerne più sapere di lei, poi nuovo scambio di ruoli e così via per quasi tutti i 36 episodi. Alla fine chiunque si aspettava e sperava che si mettessero insieme , il vissero felici e contenti insomma. E invece no: inquadratura dall'alto del soffitto lei nel letto da sola, lui nel letto con un'altra (l'odiosa Ulla n.d.a).

E lo spettatore si sente sbeffeggiato come un bambino che passa tutta la giornata a costruire un magnifico castello di sabbia e quando sta per ultimare l'ultima torre ecco che tutto viene distrutto di colpo da una potente folata di vento.

Ma forse è proprio questo il messaggio implicito di kebab for breakfast: passiamo tanto tempo a costruire castelli per aria a sperare  e a sognare, poi magari questi castelli crollano inesorabilmente, i sogni non si avverano e le speranze si attenuano. Però nulla distruggerà le emozioni che la costruzione di questi castelli ci ha portato, nulla ci farà dimenticare che in fondo ci siamo comunque divertiti.

Forse è per questo che Lena, la protagonista, alla fine era si nel letto da sola, ma stava sorridendo.

Per fortuna ritorna la TV

So che se in questo momento scrivo stagione 2007-2008 pensate al campionato di calcio. Se dico che è uscita da una lunga e ventennale crisi pensate all'Inter e se parlo di grandi ritorni viene in mente la Juventus. Sto invece introducendo lei: la TV, che quest'anno torna con un palinsesto finalmente frizzante; prima boccata di ossigeno dopo anni di apnea.

Innanzitutto le prime serate ripresentano sulle reti RAI programmi intelligenti e vivaci come Annozero e Report mentre Mediaset punta sui successi d'oltreoceano: Grey's anatomy, Doctor House, Una mamma per amica e molti altri: telefilm americani di qualità capaci di intrigare, far riflettere e divertire allo stesso tempo. Nei week end si ripropone Che tempo che fa, il talk show di Fabio Fazio dove regnano serenità, calma e approfondimento (non poco in una TV spesso "urlata").

Quest'anno è anche una parziale rivincita della carta stampata: Giani Riotta, editorialista del Corriere, approda al TG1; Marco Travaglio si inserisce, come al solito, in Annozero con i suoi precisi commenti; Massimo Gramellini da La Stampa collabora invece con Exit su La7 e Michele Serra, oltre a divertire dalla sua Amaca su Repubblica, è nella redazione di Che tempo che fa.

Unica nota negativa restano i varietà serali: hanno ampiamente stufato i programmi della De Filippi, di Bonolis e di Antonella Clerici, banali e soporiferi come al solito.

Non rimane che goderci questo autunno e chiedere nella letterina a Babbo Natale che una valangata di reality non si impadronisca dei palinsesti primaverili rovinando tutto.

 Buone notizie?

La buona notizia è che il sud Italia continuerà a ricevere i fondi comunitari destinati alle aree economicamente più deboli. La cattiva è, appunto, che il meridione continua a essere una delle aree più deboli dell'Unione Europea nonostante l'allargamento a 25 stati. Polonia, Slovenia, Ungheria, Estonia e Repubblica Ceca già nel 2006 avevano ampiamente superato il livello di sviluppo del nostro sud1.

Visto così il meridione appare più che un'area depressa, un'area deprimente; fortunatamente però c'è il futuro. Già ma quale futuro?

Per parlare di futuro bisogna innanzitutto guardare là dove il futuro lo si crea e lo si forma: nelle scuole. Da una recente indagine a cura degli economisti di www.lavoce.info emerge che la condizione dell'istruzione nel sud è pericolosa e che "le scuole peggiori sono di fatto localizzate in maniera predominante nel mezzogiorno"2.

Anche il tasso di abbandono scolastico è più alto rispetto al nord e purtroppo il fatto che molti siano "un quinta elementare", come disse Totò Rina ad un giudice, non aiuta lo sviluppo.

Ok, starete pensando, ci saranno anche problemi a livello generale ma sicuramente i più bravi emergeranno e rilanceranno l'economia! Qui interviene il secondo dato sconfortante: nel 2006 si sono trasferite dal sud al nord 120 mila persone e circa 150 mila fanno i pendolari verso le regioni settentrionali, facilitati dalla rapidità dei trasporti e dai voli low cost 3; per un totale di 270 mila trasferimenti in un solo anno. Il dato diventa allarmante se si pensa che nel 1963, in piena migrazione verso le città industriali di Torino e Milano, i trasferimenti erano 295 mila. Chi è bravo quindi non può che condurre, come in passato, una vita da emigrante e se i dati sulla fuga di cervelli dall'Italia sono allarmanti, quelli riguardanti il sud sono persino scioccanti.

Pirandello scrisse "Sei personaggi in cerca d'autore" speriamo di non finire con "diciassette milioni di persone in cerca di lavoro" altrimenti saranno guai.

 

 

Note

Live Aid per l'Italia

Forse dovremmo prendere spunto da Bono ed organizzare un live aid tutto per l'Italia. Biagio Antonacci e Mango potrebbero farsi portavoce mondiali e spiegare come il nostro debito pubblico difficilmente smetterà nel breve termine di essere tra i più alti al mondo.

Perché odio tanto la pubblicità

Vorrei spiegare, anche correndo il rischio di suonare un po’ noioso e ripetitivo, perché io sia tanto accanito contro la pubblicità.

Ognuno di noi vive all’insegna di alcuni valori. Se questi valori siano innati o indotti dal particolare ambiente sociale in cui ci si trova è un dibattito aperto almeno dai tempi dell’illuminismo.

In ogni caso è difficile negare che una parte dei nostri atteggiamenti non sia influenzata dall’ambiente in cui siamo inseriti e che si tende a conformarsi. Questa visione è confermata dal fatto che quasi sempre chi non vive secondo i credo condivisi dalla società si trova ad essere es-cluso o addirittura re-cluso.

E la pubblicità? E' in questo delicato contesto che si inserisce con tutta la sua perfidia la pubblicità.

Da sempre i valori delle diverse società sono stati trasmessi nelle più diverse forme: con comportamenti ripetuti e non scritti, per mezzo di libri sacri, attraverso il dialogo intergenerazionale e via di questo passo.

La pubblicità ha oggi la pretesa ma anche la forza e gli strumenti per annullare ogni valore e ricostruirlo secondo i bisogni degli addetti marketing e delle imprese che la finanziano.

E’ come se alcuni valori continuassero a essere trasmettersi, sussurrati di generazione in generazione e a modificarsi lentamente, mentre la pubblicità gridando e urlando riesca a passare sopra tutto.

Il problema è che i valori espressi dalla pubblicità sono ispirati necessariamente a un unico valore supremo: il guadagno.

Non ho la pretesa di fermare tutto questo. Vorrei però invitare a riflettere su quanto peso abbia la propaganda nella gara a chi ha più vestiti nel guardaroba, auto nel parco macchine o ragazze/i nel proprio letto.

Quando la medicina fa male

Fedele Confalonieri, presidente del gruppo Mediaset, è solito dire: "la televisione è la più grande invenzione del nostro tempo, perché svolge un ruolo sociale importantissimo. Ad esempio aiuta gli anziani a vincere la solitudine"

La cosa più triste è che non si sia ricordato che aiuta anche i giovani a vincere la solitudine. Peccato che per un giovane la solitudine non sia la regola e peccato che causa di questo isolamento sia la tv stessa.

Insomma la televisione è al tempo stesso la medicina e il virus, causa della malattia.

Non è un circolo particolarmente perverso e vizioso, pensando che c'è chi fa soldi in tutto questo?

 Salviamo l'aldilà, l'aldiquà è spacciato

In questi giorni si parla parecchio di ambiente.  Le previsioni sono chiare e dichiarate quasi con la forza dell'ineluttabilità: tra poco l'effetto serra ci soffocherà come chi si chiude in garage con la macchina accesa. E allora io mi porto avanti: visto che fermare il malato progetto di autodistruzione dell'uomo è sempre più difficile, io penso al dopo. All'aldilà.

Se nell'aldiquà infatti le cose vanno male anche nell'oltretomba non tutto va per il meglio.

Le notizie che abbiamo non sono certe però le poche che sono arrivate non augurano nulla di buono. Sappiamo infatti che l'inferno è un luogo inospitale, dall'aria malsana e pieno di fuoco. Il paradiso invece è un luogo incantato e libero da ogni vizio e peccato.

A questo punto, vuoi che tutto quel fuoco non generi neanche un briciolo di CO2 e gas serra? E che questi non vadano a deturpare anche il paradiso che, sfortuna vuole, si trova proprio lì sopra?

Tranquilli - diranno alcuni - c'è sempre il purgatorio che fa da filtro.

Tranquilli un corno. L'anno scorso la Chiesa ha ufficialmente eliminato il Limbo; metti che anche il purgatorio venga meno e siamo spacciati.

Il problema è serio e forse dovrebbe occuparsene proprio la Chiesa, il cui compito è quello di salvare le anime. Io ho paura per la mia anima e, nel frattempo, le comprerò una di quelle mascherine di plastica, almeno per illudermi di proteggerla.

 

Pannella in Panne

Ho passato queste ultime serate con persone che hanno votato Pannella alle ultime elezioni politiche. "L'ho votato per quel grande uomo che fu negli anni settanta con le legge sul divorzio, sull'aborto e sulle libertà".

Così hanno motivato quasi tutti la loro scelta. E' però da questo continuo rimando al passato che nascono le mie preoccupazioni. Insomma: la politica è soprattutto l'arte dell'interpretare l'attualità e il futuro (forti, possibilmente, di una certa lungimiranza).

Non possiamo votare persone che hanno un'aspettativa di vita che difficilmente supera il week-end, solo perché hanno un buon passato da riformisti. Non voglio incitare al voto senza cognizione, guai a dimenticare il passato fosco di alcuni membri della nostra politica (come avvenne nel caso di Berlusconi), però cercare di votare per le prospettive che i candidati possono offrire piuttosto che per quelle gia offerte sarebbe un buon inizio.

 

L'autoimmobile

 

In fondo la tassa che il governo Prodi voleva imporre sui cosiddetti SUV non era sbagliata. Ormai alcune automobili sono vere e proprie abitazioni: un tetto c'è, tv e radio pure, riscaldamento e aria condizionata anche. In auto si può persino mangiare dopo una sosta al drive in. (o drive thru come dicono gli americani)

Insomma abitazioni dotate di ogni confort tanto che forse si potrebbe iniziare ad assegnare macchine al posto di case popolari.

A questo punto la tanto osteggiata tassa sui SUV sarebbe stata semplicemente un aggiornamento del vecchio e (altrettanto odiato) ICI, la tassa sulle case e sugli immobili. Questa voglia di avere l'auto più massiccia e possente sembra davvero sciocca e soprattutto senza fine. Non che tutti debbano guidare un Pandino, però usare delle superautocingolate, degne di essere in prima linea in un conflitto bellico, per andare a prendere i figli a scuola mi sembra un po' esagerato.

 

La pubblicità rende poveri

 

Ora dirò una cosa piuttosto ovvia dicendo che si può essere più poveri diminuendo i beni a disposizione di un individuo e che lo si può essere anche aumentando il numero dei propri bisogni.

Partendo da queste considerazione non trovo nulla di esagerato nell’indicare nella pubblicità una presenza molto scomoda, che continua ad aumentare i nostri bisogni a dismisura, rendendoci quindi tutti un po' più "poveri".

L’altro giorno, ad esempio, ero disteso sul divano a vedere la tv quando ho visto lo spot dei Fonzie (le patatine, quelle al formaggio, non fritte e a forma di lombrichetto per essere precisi) la voglia di Fonzie e la tristezza di non averne un pacchetto a portata di mano mi hanno rovinato tutto il successivo  quarto d’ora

Per questo odio la pubblicità. E’ sempre pronta a ricordarti cosa non hai e  se anche la prossima volta ti dovessi trovare già preparato con il tuo bel pacchetto di Fonzie, ci sarà sicuramente una successiva pubblicità, magari di un’aranciata, a ricordarti di non aver bevuto da un bel pezzo e di avere davvero una sete pazzesca.

 

Flavio scrive una lettera ad un giornale

 

Ieri ho scritto per la prima volta una lettera ad un giornale. Ho deciso di iniziare da qualcosa di locale, da un settimanale di nicchia a cui sono abbonato per vie traverse: La voce del popolo, il bollettino d’informazione della diocesi bresciana.

L’editoriale dell’ 1 settembre 2006 a cura di Valeria Boldini trattava di ambiente. “E’ inutile – scrive Valeria – salvare i boschi e le acque, l’aria, i pesci e gli uccelli se non si salva l’uomo”. Questo è vero ma, ho osservato, è anche inutile salvare l’uomo se non si salva anche tutto il resto, perché l’uomo dipende totalmente dall’ambiente in cui vive mentre sicuramente non vale il contrario. D’altronde anche nella Bibbia quando compare l’uomo tutto il resto c’è già da quasi una settimana. E per fortuna! Sarebbe difficile altrimenti immaginarsi un uomo che vaga nel nulla più totale.

E’ vero che è importante, soprattutto di questi tempi, salvare non solo le tartarughe di mare ma anche l'uomo e la sua anima, però non dimentichiamoci l’ordine logico e cronologico delle cose e la relazione di stretta dipendenza che l’uomo ha con la natura.

 

Età dell'oro, no grazie!

 

L'altro giorno stavo riguardando, siccome ero ammalato ed annoiato, i vecchi quaderni di latino e mi sono soffermato un po' sulla mitica età dell'oro che,  in particolare,  ricorda Virgilio in una sua opera. Stando a Virgilio l'età dell'oro sarebbe stata un lasso di tempo squisito e fantastico dove al posto di semplici fiumi e mari scorrevano ettolitri di latte e miele... ma che schifo!

Io ringrazio Giove di non aver avuto la "fortuna" di vivere quel periodo. Innanzitutto il miele rende impossibile qualsiasi attività balneare e ti fa diventare così appiccicaticcio che appena raggiungi la spiaggia diventi l'uomo più insabbiato del mondo. In secondo luogo Virgilio doveva essersi dimenticato che il latte (escluso quello a  lunga conservazione) dura al massimo una settimana e poi va a male. Io non la bevo la bufala del latte, dopo poco tempo quei fiumi dovevano puzzare  da morire ed assumere colori pazzeschi.

 Infine  se le mie conoscenze agro-pastorali non mi ingannano se scuoti molto i il latte ottieni il burro (o la ricotta,  insomma comunque un formaggio), perciò addio vasche di  nuoto o gare di pallavolo in acqua, dopo due secondi ti ritrovi incastrato in un burro densissimo e scivolosissimo.

 

 Quando Mediaset non chiedeva nulla

 

Oggi guardando la televisione mi sono imbattuto nella nuova pubblicità Mediaset in cui, dopo una carrellata dei programmi più seguiti delle emittenti del biscione, compare la scritta accompagnata da una calorosa voce maschile: Mediaset, tutto senza chiederti nulla!

Proprio nulla nulla mi pare un'esagerazione, quasi una volgarità di fronte ai sette stacchi pubblicitari (tutti maleficamente sul finale) che siamo costretti a vedere durante il classico film di prima serata. Vorrei ricordare all'inventore di questa campagna pubblicitaria che già mio nonno e forse il suo bisnonno solevano dire che il tempo è denaro e  tempo tutti quegli spot ce lo chiedono. Certo si può sempre noleggiare una videocassetta però che tv sgangherata che abbiamo.

 

Flavio e il re delle mousse

 

Oggi abbiamo studiato come Foscolo abbia interpretato il proprio nome come unione di due termini greci: Fòs, luce e chòlé, passione; termini che bene rappresentano la componente neoclassica e quella romantica in lui presente.

Tutto ciò mi ha fatto riflettere su come spesso i nomi rispecchiano la nostra personalità; ad esempio Kandinsky, pittore che prima di essere sostituito da un epocale poster di Guerre Stellari abbelliva una parete della mia camera, mi ha sempre ricordato nei suoi quadri, con tutti quei cerchi aranciati o quadratini alla rinfusa, un mucchio di canditi. E da canditi a Kanditi e quindi a Kandinsky il passo non è cosi lungo.

Chissà cosa riserba il mio nome o meglio cognome Remus...forse Re delle Mousse. In effetti ho un debole per quelle alla fragola ed una volta ho persino provato a farne uno insieme alla signora Cameo. Oppure R.E.M. Us (noi R.E.M.) ma come band non mi sono mai piaciuti molto anzi, affatto.

 

Berlusconi e Dodò

 

Finora non mi sono opposto eccessivamente all'operato di questo governo e comunque ritengo giusto e corretto che, per almeno una volta in Italia, una coalizione sia riuscita a restare al potere per un intera legislatura.

Ieri con un semplice gesto il Presidente del Consiglio ci ha fornito un nuovo motivo per non essere rieletto alle prossime elezioni del 2006. A Batti e Ribatti, l'ennesimo programma filoberlusconiano di Raiuno e condotto da Pierluigi Battista, c'era Berlusconi. Sembrava il discorso di Capodanno del Presidente della Repubblica e visto il desiderio (non troppo nel cassetto) del nostro Premier ho subito pensato ad una sorta di prove generali in vista del futuro impiego.

Il momento peggiore dell'intervista (o dello spot) è stato quando con una buona dose di sfacciataggine è stato mostrato un cartellone colorato, con delle gigantografie raffiguranti le riforme effettuate in questi anni. E siccome non siamo solo analfabeti ma anche un po' tonti, Il Primo ministro ha deciso come un paziente maestro di spiegare passo passo quella strana combinazione di fumetti. Bravo! A quando la spiegazione della ex-Cirielli con Empirio Emporio, il riccio Crispino, Dodò e tutti gli altri dell'Albero Azzurro. Ora capisco perché il colore di Forza Italia è l'azzurro; ora si capiscono molte cose.

 

Pannella e lo sciopero del digiuno

 

Domenica 12 dicembre 2005 Pannella ha iniziato un nuovo sciopero della fame per chi ancora non lo sapesse. A dire il vero non ho neanche capito bene perché. riflettendo... darei all'anziano e malaticcio Pannella un consiglio: "Marco perché non inizi lo sciopero del digiuno visto che costantemente rinunci al piacere del cibo!! Immagina come scuoteresti l'opinione pubblica con un titolo tipo: "Marco Pannella ha deciso di mangiare un arrosto con contorno e ben 2 dessert per la pillola sull'aborto"

Riceveresti molta più attenzione.

 

Avril Lavigne

 

Questo articolo non è più presente perché a distanza di  4 anni ha iniziato a fare abbastanza schifo a Flavio che lo ha trovato parecchio noioso.

 

 

Amiamo sciare, più di quanto amiamo odiare

                                              Sciatore albanese in Kosovo rivolgendosi ad uno sciatore serbo

 

Ho capito se dici cose apparentemente senza senso

puoi dire un po' quello che ti pare

 

                                               Rino Gaetano, dal film-tv Rino Getano, Ma il cielo è sempre più blu

 

When it's grey in L.A. I sure like it that way
Cause there's way too much sunshine round here
I don't know about you I get so sick of blue skies
Whenever they always appear

 

                                              Loudon wainwright III, in Grey in L.A.

 

 

Gariican: I soldi non fanno la felicità

Amin: si vede che non sei mai stato povero!

 

                                               dal film L'ultimo re di Scozia

 

"E cosa fai in ufficio?"

"Mi occupo della realtà",dissi. "La maggior parte delle persone che siedono in ufficio sono lì per occuparsi della realtà".

 

 

                                               Axel Hacke , Il piccolo re dicembre

 

"Ho bevuto un sorso di vita

Sapete quanto l'ho pagato?

Un intera esistenza

Mi hanno detto che questo è il prezzo di mercato".

 

                                                Emily Dickinson

 

"Deprimere un adolescente è più facile che pescare pesci in una botte"

  

                                                Bart Simpson

 

"Mi pare più un beveraggio da porci, che da homini"

 

                                 Girolamo Benzoni Historia del Mondo Nuovo, 1575 (parlando della cioccolata)

 

"Domanda: come si fa a non perdere tempo? Risposta: sentirlo in tutta la sua lunghezza. Metodi: passare giorni nella

sala d'attesa di un dentista su una sedia scomoda; restare sul balcone di qualcuno la domenica pomeriggio; ascoltare delle  letture in una lingua sconosciuta, scegliere i percorsi dei treni più tortuosi e meno convenienti (e, naturalmente, viaggiare in piedi); fare la coda al box-office di un cinema e non prendere posto, ecc."

 

                                              Albert Camus La peste, 1947

 

"Un momento dopo, mi ha domandato se l'amavo. Le ho risposto che era una cosa che non significava nulla, ma che mi pareva di no. Lei ha avuto l'aria un po' triste."

 

                                              Albert Camus Lo straniero, 1942

 

"Innanzitutto lo amava perché era bello"

 

                                              Thomas Mann Tonio Kröger 1977

 

"se avete voglia, ora potete applaudire"

 

                                              Tipica chiusura delle antiche commedie

 

"Credetemi, il mio unico obiettivo è guadagnare quanto più denaro possibile."

 

                                               Wolfgang Amadeus Mozart - Baumol e Baumol, 1991

 

"Quello in cui viviamo è il migliore dei mondi possibili".

 

                                                                Gottfried Leibniz

 

 

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